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MEDIAZIONE FAMILIARE NEI PROCESSI
DI SEPARAZIONE E DIVORZI

 

Mercoledì 9 Novembre 2022
ore 21

La parola mediazione deriva dal latino “medius”, medium che significa “nel mezzo”.
L’impennata dei tassi di divorzio nell’ultimo quarto del ventesimo secolo ha generato la necessità di cercare nuovi modi di risoluzione del divorzio al posto delle lunghissime battaglie legali che implicano un alto dispendio emotivo e finanziario.

In Europa si preferisce usare la parola mediazione familiare piuttosto che mediazione per divorzio (usata negli Stati Uniti) in primis perché la mediazione familiare cerca di aiutare anche i figli e non solo i genitori e in secondo luogo perché sempre più coppie convivono senza essere sposate.

L’accento posto sulla parola famiglia è importante perché comprende anche i figli e perché sono numerose le
controversie che coinvolgono i familiari (adozione, assistenza anziani, controversie legate all’eredità).

La mediazione familiare deve essere disponibile in caso di controversie familiari che possono essere portate in Tribunale; è applicata soprattutto per le coppie a risolvere alcuni o tutti i problemi che sorgono dalla separazione e dal divorzio, come gli accordi riguardanti i figli o le questioni finanziarie e legate alla proprietà.
Nella mediazione possono essere coinvolti anche altri membri della famiglia (patrigno, matrigna, nonni,
figli).

La mediazione familiare è un processo pensato per aiutare i membri di una famiglia che vive un periodo di crisi e di cambiamento a comunicare meglio e a cooperare tra loro per raggiungere insieme accordi e legami condivisi.

In molti Paesi l’invio alla mediazione familiare avviene soprattutto per iniziativa dei giudici.

Tuttavia, la mediazione, deve essere disponibile anche in una fase precoce, prima di intraprendere il procedimento per il divorzio o altri procedimenti legali.

Cos’è la mediazione familiare?
È un servizio diretto al contenimento del conflitto e al raggiungimento di accordi e/o comportamenti condivisi attraverso la conduzione di incontri con un Mediatore Familiare che favorisce la comunicazione, l’espressione e l’accoglimento di tutti i punti di vista e aiuta la coppia/famiglia a raggiungere un accordo, valorizzando la valenza costruttiva del conflitto.

Il mediatore rappresenta il sostegno offerto dal corpo sociale in questa transizione difficile contrastando le scissioni non solo all’interno della famiglia, ma anche tra la famiglia e la comunità.

OBIETTIVI DELLA MEDIAZIONE

 Contenere il conflitto promuovendo un approccio consensuale
 Raggiungere accordi appropriati
 Assicurare la continuità genitoriale
 Favorire la lettura dei bisogni dei figli proteggendo gli interessi degli stessi
 Costruire soluzioni soddisfacenti per tutti gli interlocutori
 Ridurre i costi economici e sociali della separazione e del divorzio

DESTINATARI

Il servizio di mediazione si rivolge a coppie genitoriali conflittuali che faticano a definire accordi o aspetti nella gestione dei figli. Il servizio può accogliere sia coppie in fase di separazione, per evitare che il conflitto diventi distruttivo, sia genitori già separati/divorziati che faticano a rispettare gli accordi di separazione o condividerela gestione dei figli, negli aspetti sia educativi che economici, vivendo un conflitto incancrenito.

Nello specifico:
– Coppie in fase di separazione
– Genitori separati con dinamiche conflittuali legate ad aspetti economici o di gestione dei figli (es. scelte educative, assunzione di impegni economici per i figli, gestione rapporti tra i figli e le famiglie di origine, regolamentazione visite etc.)
-Persone in conflitto per uno o più temi familiari specifici (es. conflitto tra fratelli in merito alla gestione dei genitori anziani o per questioni patrimoniali)
– Utenti in conflitto con i Servizi, dove si rende necessaria una mediazione per superare a fase di empasse e proseguire con il progetto di presa in carico.

COME SI SVOLGE IL SERVIZIO

Il percorso di Mediazione si svolge tramite una serie di colloqui che vedono la partecipazione dei genitori/clienti e la conduzione/facilitazione da parte del Mediatore.

Quest’ultimo utilizza il dialogo ed eventualmente altre tecniche partecipative (es. brainstorming, rappresentazioni grafiche, chiarificazione, immaginazione creativa etc.) per guidare il processo di negoziazione e di decision
making, così che i genitori/clienti possano esporre i propri bisogni e interessi, definire le possibilità e individuare una soluzione condivisa per ogni questione trattata.

PROCEDURA

Successivamente ad un primo confronto, anche telefonico, con il servizio inviante, nel quale il mediatore raccoglie un primo quadro indicativo della situazione, si dà avvio agli incontri con i genitori.

La cadenza di tali incontri sarà definita in fase di avvio del percorso.
Alla conclusione del percorso si prevedono, in accordo con i genitori, incontri con il Servizio di raccordo e di monitoraggio degli accordi presi.
Tali incontri avvengono alla presenza dei genitori stessi.

STRUTTURAZIONE DELL’INTERVENTO

Il servizio consta di un pacchetto di incontri di mediazione familiare che varia da 5 a 12 incontri, ciascuno della durata di 1,5 ore.
Cosa significa gestire il conflitto?
Il conflitto è una parte naturale della nostra vita: una vita senza conflitto sarebbe statica e quindi di per sé limitata.
Spesso viene però associato a forme di violenza e per questo ritenuto pericoloso per la sopravvivenza stessa della specie.

Molti animali evitano istintivamente il conflitto diretto sottomettendosi all’individuo o al gruppo che percepiscono come più forte.
Le società umane hanno sviluppato dei mezzi più elaborati per affrontare il conflitto, come i negoziati e la mediazione, che spesso però non riescono ad applicare.
Le reazioni al conflitto, anche nelle cosiddette società sviluppate, sono spesso primitive e implicano conseguenze fatali.

Deutch (1973) ha fatto notare che il conflitto non è sempre aperto e diretto ma può anche essere represso e incanalato altrove.
Le parole “conflitto” e “controversia” sono spesso usate in modo intercambiabile, ma non sono sinonimi. La controversia è manifesta mentre il conflitto può essere latente.
Il conflitto non è di per sé ne negativo ne positivo: è una forza naturale, necessaria per la crescita e il cambiamento.
Ciò che conta invece è come il conflitto viene gestito.

Quando gestito in modo attento non è necessariamente distruttivo, non implica inevitabilmente la distruzione.
Risolvere un conflitto NON ha a che fare con chi ha ragione.
Dipende piuttosto dal riconoscere e apprezzare le differenze (Crum, 1987).

Quando i conflitti vengono risolti in modo cooperativo invece che attraverso la contestazione, le relazioni possono uscirne migliorate e rafforzate.
Se c’è buona volontà da parte dei disputanti percezioni e atteggiamenti reciproci possono cambiare
.
La dottrina buddista ci insegna che..
“la maggior parte del nostro tempo viene spesa nell’analizzare le differenze.
ora.. concentravi sulle somiglianze, su ciò che è comune fra…gli opposti
antagonistici…cercate il terzo che sta sopra a tutti gli opposti…cercate questa
relazione”.

Nella mediazione che offre uno strumento positivo…per comporre vertenze e gestire i conflitti, il mediatore mantiene una posizione centrale e bilanciata tra i partecipanti.
Da questa posizione centrale, il mediatore può aiutarli ad incanalare e combinare le loro energie al fine di elaborare soluzioni.

Relatore

Valeria Raffo
Pedagogista

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Valeria Raffo

Valeria Raffo

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